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Che cos’è l’ADHD?
di Bettina Piccioli

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"Il disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) non è la distraibilità del momento o l’incapacità di svolgere il lavoro da fare quotidianamente, ma un relativo scadimento nel modo in cui il comportamento si organizza e si dirige verso il futuro della vita".
Prof. Russel Barkley

Secondo i criteri della quarta edizione del manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali redatto dall’Associazione degli Psichiatri Americani (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders; DSM-IV, APA 1994), il "Disturbo da Deficit dell’attenzione ed iperattività" è caratterizzato da due gruppi di sintomi definibili come inattenzione e impulsività/iperattività.

Le cause si possono dividere in:

Fattori genetici: Negli ultimi dieci anni numerosi studi hanno dimostrato che questi bambini presentano significative alterazioni funzionali di specifiche regioni del Sistema Nervoso Centrale, rispetto a bambini appartenenti a gruppi di controllo. In questo senso l’ADHD non viene considerato come un disturbo dell’attenzione in sé, ma come originato da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e dell’autocontrollo, in particolare nella corteccia prefrontale e nei nuclei o gangli della base.

Fattori ambientali: I fattori non genetici che sono stati collegati all’ADHD includono la nascita prematura, l’uso di alcool e tabacco da parte della madre, l’esposizione a elevate quantità di piombo nella prima infanzia e le lesioni cerebrali - soprattutto quelle che coinvolgono la corteccia pre-frontale. L’ambiente non sembra avere un’importanza decisiva nella genesi del disturbo di concentrazione, come per altri disturbi di condotta a base emotivo-educazionale, tuttavia l’esperienza esistenziale del bambino con Disturbo di Concentrazione, caratterizzato da “insuccessi” e frustrazioni nel campo relazionale, sociale e scolastico, potrà determinare disturbi comportamentali secondari su base psico-emotiva, che spesso accentuano e confondono gli stessi sintomi di iperattività e impulsività con cui il disturbo si presenta.

In questo senso, la patogenesi dell’intero sistema di sintomi dell’ADHD si può considerare effetto della confluenza di fattori neuro-biologici e psicosociali, mediata da un disturbo dello sviluppo cognitivo-emotivo che assume un ruolo centrale…

L’inattenzione o facile distraibilità si manifesta soprattutto come scarsa cura per i dettagli e incapacità a portare a termine le azioni intraprese: i bambini appaiono costantemente distratti come se avessero sempre altro in mente, evitano di svolgere attività che richiedano attenzione per i particolari o abilità organizzative, perdono frequentemente oggetti significativi o dimenticano attività importanti.

L’impulsività si manifesta come difficoltà a organizzare azioni complesse, con tendenza al cambiamento rapido da un’attività all’altra e difficoltà ad aspettare il proprio turno in situazioni di gioco e/o di gruppo. Tale impulsività è associata a iperattività: questi bambini vengono riferiti come "mossi da un motorino", hanno difficoltà a rispettare le regole, i tempi e gli spazi dei coetanei, a scuola trovano spesso difficile anche rimanere seduti.

Tutti questi sintomi non sono causati da deficit cognitivo o ritardo mentale, ma da difficoltà oggettive nell’autocontrollo e nella capacità di pianificazione. Tutti i bambini possono presentare, in determinate situazioni, qualcuno dei comportamenti sopra descritti. Qualsiasi bambino tende a distrarsi e a commettere errori durante attività prolungate e ripetitive. La ricerca della novità e la capacità di esplorare rapidamente fanno parte della naturale crescita di un bambino e vanno quindi considerati comportamenti positivi, da favorire.

Nel caso di bambini con ADHD, però, tali modalità di comportamento sono persistenti in tutti contesti (casa, scuola, ambiente di gioco) e nella gran parte delle situazioni (lezioni, compiti a casa, gioco con i genitori e con i coetanei, a tavola, davanti al televisore, etc.) e diventano la caratteristica costante del bambino. Questi bambini mostrano soprattutto un rapido raggiungimento del livello di stanchezza e di noia che si manifesta con frequenti spostamenti da un’attività non completata a un’altra, con perdita di concentrazione e incapacità di portare a termine qualsiasi attività protratta nel tempo. Nella gran parte delle situazioni, questi bambini hanno difficoltà a controllare i propri impulsi e a posticipare una gratificazione.

CHE COSA POSSIAMO FARE A SCUOLA?

Il luogo preferito dal bambino disattento e iperattivo per “fare mostra” di tutte le sue difficoltà è sicuramente la scuola. I seguenti consigli possono a molti sembrare banali e dettati dal solo buon senso, ma molti di essi fanno parte di interventi psicoeducativi strutturati e manualizzati, basati sulle funzioni neuropsicologiche che in questi bambini sono alterate.
 
Come regola generale va ricordato che l’atteggiamento degli insegnanti verso il bambino disattento/iperattivo ha un forte impatto sulla modificazione del suo comportamento. L’intensità e la persistenza dei comportamenti risentono notevolmente delle variabili ambientali e di come il bambino si sente accettato e aiutato di fronte alle difficoltà.

Può essere d’aiuto una buona organizzazone dell’aula:

  • È opportuno controllare le fonti di distrazione all’interno della classe: non è indicato far sedere il ragazzo vicino alla finestra, al cestino, ad altri compagni rumorosi o ad altri oggetti molto interessanti.
  • Non è ugualmente produttivo collocare l’allievo in una zona completamente priva di stimolazioni: il bambino diventa più iperattivo perché va alla ricerca di situazioni nuove e interessanti.
  • Disponete i banchi in modo che l’insegnante possa passare frequentemente in mezzo a essi, controllare che i più distratti abbiano capito il compito, stiano seguendo la lezione e stiano eseguendo il lavoro assegnato.

Prima di iniziare le lezioni ricordatevi di:

  • Accertarvi che quando vengono spiegate le lezioni o vengono date delle istruzioni per eseguire dei compiti, il bambino non sia fisicamente e mentalmente occupato a fare qualcos’altro (roteare penne, guardare o chiamare i compagni).
  • In generale, mantenere il contatto oculare, che è la tecnica più efficace per controllare l’attenzione del bambino.

E durante le lezioni:

  • Accorciare i tempi di lavoro. Fare brevi e frequenti pause soprattutto durante i compiti ripetitivi e noiosi.
  • Rendere le lezioni stimolanti e ricche di novità: i bambini con ADHD hanno peggiori prestazioni quando i compiti sono noiosi e ripetitivi (ad esempio un brano di un libro viene compreso meglio se contiene delle figure).
  • Fornite istruzioni semplici e brevi. È fondamentale assicurarsi che il ragazzo abbia compreso le istruzioni di un compito; per essere sicuri di ciò è spesso utile chiederglielo (“Che cosa devi fare?”).
     Anche il ritmo della voce dell’insegnante quando spiega può incidere sulla capacità attentava degli studenti.
  • Interagire frequentemente, verbalmente e fisicamente, con gli studenti, facendo in modo che gli allievi debbano rispondere frequentemente durante la lezione.
  • Utilizzare il nome degli studenti distratti per la spiegazione.
  • Costruire situazioni di gioco per favorire la comprensione delle spiegazioni: per esempio, utilizzare il gioco di ruoli per spiegare concetti storici e sociali in cui siano coinvolti vari personaggi.
  • Una volta assegnato il testo di un problema di aritmetica o un testo che contenga delle istruzioni, può essere opportuno aiutare il ragazzo disattento/iperattivo a individuarne (sottolineandole con diversi colori) le parti importanti.
  • Abituare il ragazzo impulsivo a controllare il lavoro svolto. (Cari colleghi, non demoralizzatevi se per molto tempo questa sarà un’attività per loro molto difficile, in alcuni casi addirittura impossibile! Accontentiamoci che controlli le prime 2 o 3 righe!)

Per favorire le capacità di pianificazione:

  • Stabilire delle attività programmate e routinarie in modo che il ragazzo impari a prevedere quali comportamenti deve produrre in determinati momenti della giornata, ad esempio: esporre il programma di una giornata tipo mediante disegni e brevi scritte che lo descrivono.
  • Definire con chiarezza i tempi necessari per svolgere le attività giornaliere, rispettando i tempi dello studente (questo lo aiuta anche a orientarsi meglio nel tempo).
  • Aiutare il ragazzo a gestire meglio il proprio materiale: l’insegnante può dimostrare che dà importanza a questo lasciando 5 minuti al giorno per sistemare il materiale e aiutando il ragazzo ad applicare o inventare delle strategie per tenerlo in ordine.
  • Proporsi come modello per mantenere in ordine il proprio materiale; mostrare alcune strategie per fare fronte alle situazioni di disorganizzazione, premiando il banco meglio organizzato del giorno.
  • Utilizzare il diario per la comunicazione giornaliera con la famiglia, non solo per scrivere note negative sul comportamento, ma soprattutto quelle positive (la famiglia sa di avere un figlio con questo tipo di problema: non serve a nulla ricordare costantemente le sue difficoltà!). È invece importante fissare con i genitori incontri almeno mensili durante i quali si parlerà della situazione del ragazzo e condividere con loro il Progetto educativo).
  • Stabilire giornalmente o settimanalmente semplici obiettivi da raggiungere. È utile informare frequentemente il ragazzo su come sta lavorando e come si sta comportando soprattutto rispetto agli obiettivi da raggiungere.
  • È più utile rinforzare e premiare i comportamenti positivi (stabiliti precedentemente), piuttosto che punire quelli negativi. Le punizioni severe, note scritte o sospensioni, non modificano il comportamento del bambino. Cambiare i rinforzi quando questi perdono di efficacia.
  • Non punire il ragazzo togliendo l’intervallo, perché anche il ragazzo iperattivo ha bisogno di scaricare la tensione e di socializzare con i compagni.

Stabilire e condividere le regole:

  • Definire e mantenere chiare e semplici regole all’interno della classe (parlarne tutti insieme, accertarsi che il ragazzo iperattivo le abbia comprese, trascriverle su un cartellone ben visibile).
  • Rivedere, discutere e correggere le regole della classe, quando se ne ravvede la necessità. Iniziare con 3-4 regole, poi aumentarle man mano le prime vengono interiorizzate e rispettate.
  • Spiegare chiaramente agli alunni disattenti/iperattivi quali sono i comportamenti adeguati e quali sono quelli inappropriati, facendo capire quali sono le conseguenze dei comportamenti positivi e quelle che derivano dai comportamenti negativi. (Posso accettare che ogni tanto si giri, guardi fuori dalla finestra, non posso accettare che ogni due minuti vada al banco del compagno e gli prenda un qualsiasi oggetto!)

In generale è opportuno:

  1. Non puntualizzare e pretendere troppo sui tempi di esecuzione dei compiti, ma sulla qualità del lavoro svolto anche se questo sarà certamente inferiore a quello dei compagni.
  2. Utilizzare i punti forti ed eludere il più possibile i lati deboli del ragazzo, ad esempio se fa numerosi errori di ortografia, ma ha buone abilità linguistiche, può essere utile favorire l’espressione orale e, quando è possibile, sostituirla a quella scritta. Enfatizzare i lati positivi del comportamento (la creatività, l’affettività, l’estroversione).
  3. Affidargli alcuni semplici compiti all’esterno della classe: una pianta da curare in giardino, andare dal Collaboratore scolastico a chiedere una informazione.
  4. Il richiamo dovrebbe avvenire in forma privata.
  5. Il richiamo deve essere immediato, breve e conciso.
  6. È sconsigliato punire i ragazzi facendogli ripetere i compiti non svolti.


RICORDIAMO INOLTRE IN QUALI ATTIVITÀ I RAGAZZI CON DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITÀ TROVANO MAGGIORI DIFFICOLTÀ:

 Attività  Che cosa fare
i lavori molto lunghi suddividerli nel tempo
i compiti che richiedono abilità organizzative farli lavorare con un compagno che fungerà da tutor
prendere appunti farli lavorare con un compagno che fungerà da tutor
le prove di comprensione del testo scritto suddividere il brano proposto in almeno 2-3 parti e far svolgere il lavoro in giorni diversi
le produzioni scritte accontentarsi di brevi frasi legate correttamente fra di loro
lo studio di materie da esporre oralmente aiutare il bambino a preparare uno schema e farglielo utilizzare durante l’esposizione
le interrogazioni che richiedono la formulazione di discorsi articolati fare domande che richiedano una risposta breve e semplice

La scala SDAI: che cosa è? come è? quando utilizzarla?

La scala SDAI (Scala di disattenzione e iperattività – Cornoldi 1996) è una scala che riguarda alcuni comportamenti che influenzano l’attività scolastica. In particolare la scala focalizza l’osservazione sui tipi di comportamento che risultano connessi con la disattenzione e l’iperattività. Il suo uso standard si basa sulla frequenza con cui si manifesta ciascuno dei comportamenti riportati nel questionario.
L’applicazione della scala SDAI richiede attenzione e cautela nel fornire le risposte richieste anche se in taluni casi può esserci incertezza in qualche risposta.

È chiaro che la scala completata a cura degli insegnanti non è assolutamente sufficiente per fare una diagnosi di ADHD, è però importante per capire se i comportamenti dell’alunno possono dipendere da questa patologia e quindi concordare con la famiglia un invio agli specialisti per una completa valutazione e presa in carico della situazione.
L’insegnante deve valutare, per ciascuno dei comportamenti elencati qui sotto, la frequenza con cui compare.

Dovrà usare i seguenti valori:

0 se il bambino non presenta mai quel comportamento 1 se il bambino presenta qualche volta quel comportamento 2 se il bambino lo presenta spesso 3 se il bambino lo presenta molto spesso
  1. Incontra difficoltà a concentrare l’attenzione sui dettagli o compie errori di negligenza.
  2. Spesso si agita con le mani o i piedi o si dimena sulla sedia.
  3. Incontra difficoltà nel mantenere l’attenzione sui compiti o sui giochi in cui è impegnato.
  4. Non riesce a stare seduto.
  5. Quando gli si parla non sembra ascoltare.
  6. Manifesta una irrequietudine interna, correndo o arrampicandosi dappertutto.
  7. Pur avendo capito le istruzioni e non avendo intenzioni oppositive, non segue le istruzioni ricevute o fatica a portarle a compimento.
  8. Incontra difficoltà a impegnarsi in giochi o attività tranquille.
  9. Incontra difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle sue attività.
  10. È in movimento continuo come se avesse dentro un motorino che non si ferma.
  11. Evita o è poco disposto a impegnarsi in attività che richiedono un impegno continuato.
  12. Parla eccessivamente.
  13. Perde oggetti necessari per le attività che deve svolgere.
  14. Risponde precipitosamente prima ancora che la domanda sia stata interamente formulata.
  15. Viene distratto facilmente da stimoli esterni.
  16. Incontra difficoltà ad aspettare il suo turno.
  17. Tende a dimenticarsi di fare le cose.
  18. Spesso interrompe o si comporta in modo invadente con altre persone impegnate in un gioco o in una conversazione.

ITEM DISPARI
Punteggio totale disattenzione (ITEM: 1 + 3 + 5 + 7 + 9 + 11+ 13 + 15 + 17)
ITEM PARI
Punteggio totale iperattività e impulsività (ITEM: 2 + 4 + 6 + 8 + 10 + 12 + 14 + 16 + 18)
 
Per compilare la scala SDAI:

A. attribuire il valore di:

[0] se mai o quasi mai il ragazzo presenta quel comportamento o difficoltà;
[1] se la cosa accade qualche volta;
[2] se si verifica spesso;
[3] se accade molto spesso o sempre.

B. determinare i punteggi di disattenzione e di iperattività e impulsività facendo i seguenti calcoli:

- Totale dei punteggi di tutti gli item dispari = Punteggio di disattenzione.
- Totale dei punteggi attribuiti a tutti gli item pari = Punteggio di iperattività ed impulsività.

Il valore di riferimento della scala corrisponde a 14 punti. Ciò significa che a punteggi maggiori corrispondono comportamenti tipici del disturbo di attenzione e/o di iperattività.

Bibliografia

Ufficio scolastico regionale per la Lombardia – Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione - circolare del 4-12-2009.

R. D’Errico, ADHD: dalla clinica, alla scuola, alla famiglia, Edizioni AIFA onlus, II Edizione 2007.

R. D’Errico, E. Aiello, ”Vorrei scappare in un deserto e gridare…”. Una guida pratica all’ADHD attraverso le storie di tutti i giorni di bambini iperattivi e disattenti, Ottobre 2004.

G.M. Marzocchi, Bambini disattenti e iperattivi, il Mulino, 2003.

A. Zuddas, B. Ancilletta, P. Cavolina, Che cos’è l’ADHD? Manuale minimo per genitori ed insegnanti, Arti Grafiche Pisano, Cagliari 2000.

M. Margheriti, G. Sabbadini G., L’iperattività e i disturbi dell’attenzione, In Manuale di Neuropsicologia dell’età evolutiva (a cura di G. Sabbadini), Zanichelli, 1995 .

E.A. Kirby, L.K. Grimley, Disturbi dell’attenzione e iperattività - Guida per psicologi e insegnanti, Edizioni Erickson, 1989.



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